Corso di PROPEDEUTICA MUSICALE per bambini

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Il laboratorio è coordinato dalla prof.ssa Sara Ceccarelli ed ha lo scopo di avvicinare i bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni al mondo della musica in modo naturale e divertente.

Si avvierà un percorso di esplorazione del mondo dei suoni, di ricerca e di conoscenza degli strumenti musicali.

I timbri, le melodie, i modelli ritmici verranno proposti grazie ad attività ludico-didattiche con il doppio fine di educare all’ascolto e rendere il momento musicale momento socializzante.

Il percorso comprenderà varie tappe i cui tempi e modalità di realizzazione dipenderanno in parte dalla riposta del gruppo.

Il lavoro viene impostato partendo dalle basi dalle propedeutica musicale con particolare attenzione alla metodologia Orff-Schulwerk. Uno dei punti di partenza è la stimolazione delle facoltà del bambino che corrispondono ai principali parametri della musica:

Ritmo: questo parametro è inteso come conoscenza, attraverso esperienza corporea e strumentale, degli elementi ritmici di base. Al ritmo si correlano i termini velocità (quindi distinzione tra lento e veloce), pulsazione (inteso come riconoscimento dell’accento forte di un canto o di una filastrocca), ostinati (moduli ritmici costanti) e segnali (risposta  del bambino a stimoli sonori).

Altezza: intesa come differenza tra suoni acuti e gravi. A questo aspetto sono legati il concetto di intervallo (distanza tra un suono e l’altro) e della memoria sonora (ricordarsi il motivo di una canzoncina, ricordarsi un modulo ritmico o il suono di uno strumento).

Intensità: differenza tra piano e forte e tutte le sfumature (crescendo, diminuendo, fraseggio e accenti).

Timbro:  differenziazione tra le diverse voci degli strumenti e la possibilità di cambiare tono e registro che possiede la stessa voce umana (sonorizzazioni di fiabe, contatto con strumenti a percussione, ricerca timbrica).

Avvicinare il bambino all’ascolto significa sensibilizzare l’udito per scoprire suoni e rumori del mondo circostante ma anche arrivare a conoscere le caratteristiche del suono e saper ascoltare e riprodurre semplici brani musicali. A questo è legata l’esplorazione delle possibilità sonore del corpo e degli oggetti. Tra gli obbiettivi ci sarà quello di saper cantare insieme agli altri dosando la propria voce, di utilizzare il corpo per accompagnare ritmi musicali.

Un aspetto importante sarà quello del contatto con gli strumenti, per i bambini è un’esperienza assai insolita vedere e ascoltare gli strumenti dal vivo.
Essi hanno la fortuna di ascoltare musica in ogni momento della loro giornata, ma per la maggior parte delle volte è musica registrata: il musicista lo vedono e lo ascoltano attraverso lo schermo televisivo o quello del computer. Le rare volte che hanno occasione di avvicinarsi ad un musicista, all’opera in carne ed ossa, rimangono estasiati e la loro curiosità si accende. Sentono l’irrefrenabile desiderio di toccare le corde, i tasti o provare a soffiare dentro lo strumento per ascoltare quale suono riescano a produrre.

Sarà fatto largo uso della BODY PERCUSSION, un sistema didattico di carattere ritmico dove si integrano, da un punto di vista pedagogico, la percussione corporale e il movimento.La dimensione ritmica e musicale viene sperimentata e interiorizzata attraverso il corpo – ossia la memoria muscolare – e va a stimolare attenzione e concentrazione, strumenti utili all’apprendimento globale dell’individuo.

L’obiettivo è quello di alternare diversi aspetti come la coordinazione, la lateralità, la precisione ritmica, la voce e il gioco ritmico singolo e in gruppo. Inoltre quello di favorire lo sblocco motorio, il dialogo (la comunicazione e l’ascolto) nel gruppo attraverso il piacere condiviso “del fare musica” in una modalità innovativa ed attraente.

 

La musica è l’attività più formativa in senso generale in quanto, oltre a promuovere una forte socializzazione, attiva la percezione, l’inventiva, il confronto, l’attenzione, il coordinamento psico-fisico, e tutto ciò che contribuisce a migliorare la prestazione della persona anche in altri campi.

 

Linee guida della metodologia Orff-Schulwerk:

–         alla musica ci si accosta facendo musica e non cominciando con l’imparare le note, le quali non sono che la registrazione grafica delle nostre invenzioni sonore, e come tali ne sono una conseguenza e non una premessa; il primo apprendimento della musica, incluso l’avvio alla lettura e alla scrittura della notazione, scaturisce sempre dall’esperienza musicale e nasce quindi da un approccio esplorativo e sperimentale, non da premesse astratte e teoriche

–         la musica, soprattutto nella fase del primo apprendimento, non è separabile dalle altre attività espressive (linguaggio, gesto, immagine, danza); tali attività si intersecano, si associano, si confrontano, mutuano spunti l’una dall’altra, trovando la massima coesione nell’approccio fantastico e creativo e impiegando come materiale tutto ciò che appartiene al loro potenziale comunicativo: suono corporeo, verbale, vocale e strumentale, linguaggio e canto, gesto, passo, movenza, mimica

–         il tutto confluisce in modelli di performance (drammatizzazione, coreografia, teatro-musica) che rappresentano l’esito naturale della pedagogia orffiana e che vanno intesi non già come riproduzione di eventi preordinati ma come rappresentazione organizzata della propria esperienza artistica, individuale e collettiva, oltre che come dimostrazione delle competenze contestualmente acquisite

–         l’attività musicale è collettiva e mira, oltre che a tradurre l’esperienza musicale in apprendimento, a contribuire alla formazione complessiva della persona, alla sua socializzazione, allo sviluppo delle sue capacità intellettive e creative, all’allenamento ed all’affinamento delle sue facoltà psico-motorie, e diventa, in tale prospettiva, un mezzo oltre che uno scopo;

–         la spinta all’elaborazione creativa personale, attraverso l’improvvisazione e la composizione elementare (invece della mera riproduzione di musiche pronte);

–         l’elementarità dei modelli musicali, e con ciò l’ampia adozione di materiali popolari e multietnici, l’uso di bordoni, ostinati, delle pentafonie e della modalità (contro l’uso di musiche colte semplificate ad uso infantile o a carattere armonico-tonale troppo schematico e assolutistico);

–         Dunque, la linea pedagogica schulwerkiana si concreta in primo luogo in una “didattica dei percorsi” che implica obiettivi, e non in una “didattica degli obiettivi” da raggiungere tramite percorsi. Poiché là dove predominasse l’obiettivo verrebbe inevitabilmente forzato il percorso. Mentre a noi interessa la qualità e la ricchezza dei percorsi senza mirare ad obiettivi uguali per tutti. Obiettivi che, specialmente in ambito musicale, sarebbero assai difficili da ottenere. Sicuramente una certa quantità di obiettivi basilari e comuni va perseguita ma lasciando lo spazio a chi mostra maggiore attitudine e trovando sempre lo spazio per chi ne ha meno, incluso l’inserimento del diversamente abile. Potremmo dire che la nostra vuole essere una “didattica dei percorsi comuni” mirante a “obiettivi differenziati” invece che una “didattica degli obiettivi comuni” attraverso “percorsi obbligati”.

→ Alla formazione dell’esperienza “musicale” di stampo schulwerkiano concorre tutto ciò che con la musica può avere incontri ed attinenze.

Il corpo – Innanzitutto vissuto nella sua funzione di “strumento” ritmico primario in quanto già legato a forti percorsi esperienziali del bambino. Il repertorio estremamente limitato e circoscritto dei primi gesti-suono si evolve oggi attraverso la pratica sempre più ricca della body percussion, cioè di tutte quelle forme di percussione corporea che, riunite in sequenze fantasiose, si traducono in vere e proprie coreografie sonoro-gestuali. Un mezzo assai potente per formare e consolidare, oltre alla mera capacità di esecuzione ritmica e quindi strumentale, la sicurezza e il coordinamento nell’uso del corpo, e con esso tutte le forme derivanti di sicurezza psicologica. Alla funzione strumentale si appaia quella motoria espressiva: il corpo dice, il corpo delinea, il corpo rappresenta, il corpo interpreta, il corpo mima, il corpo si moltiplica insieme agli altri corpi. Dal movimento espressivo libero alle forme strutturate il corpo dispone tutta la sconfinata area rappresentata dai linguaggi motòri.

La voce – Utilizzata a partire dalle sue espressioni fonematiche e inarticolate, sia quelle più grezze e primigenie che quelle sofisticatamente modulate, fino al nonsenso, alla parola, alla scansione verbale ritmica, al linguaggio, al canto, al coro. La voce, in quanto primo mezzo di esplorazione, sperimentazione e rapporto col mondo, è, nell’esperienza del bambino, uno strumento ancor più esperto e tecnicamente consolidato del gesto e ricopre all’inizio funzioni diversificate. La prima è quella di sostegno all’esperienza ritmica: la filastrocca, la conta scandita ritmicamente incarna già autonomamente una prima esperienza ritmica. Poi passa a sostenere il gesto ritmico, l’esecuzione ritmica strumentale, grazie al forte legame psicomotorio intercorrente fra gesto e parola. Sincronizzare la declamazione ritmica delle parole con l’esecuzione, gestuale o strumentale, del medesimo ritmo, significa dargli quella sicurezza, individuale o collettiva, che la sola esecuzione strumentale stenterebbe a raggiungere. In una successiva fase, invece, la scansione ritmica verbale viene messa in contrapposizione all’esecuzione strumentale (eseguo con la voce una filastrocca e col gesto-suono o lo strumento un’altra) così da portare ad un livello molto più elevato la capacità di coordinamento ritmico fisico e mentale: due ritmi complementari eseguiti dal medesimo soggetto. Si pensi a quanto questo già predisponga all’uso indipendente delle mani nello studio di un qualsiasi strumento o all’interdipendenza di funzioni motorie nello studio della batteria.

Giorno e orario: tutti i Martedì, dalle 17:30 alle 18:15

Per informazioni: “Associazione Promozione Sociale Mosaico”

Telefono: 0577/909181

letizia@associazionemosaico.info

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